Il nostro percorso PDF Stampa

A Peccioli, come è noto, nel 1990 sono state messe in atto una serie di iniziative che hanno fatto del piccolo centro toscano un modello di gestione del territorio. Un’ emergenza ambientale è stata affrontata e trasformata in una risorsa per il Sistema Peccioli”.

In quegli anni sul territorio era presente una discarica non gestita, non controllata e particolarmente inquinante. La discarica doveva essere chiusa, ma la chiusura non prevedeva la bonifica, costosa ma fondamentale per la salvaguardia del territorio e dei suoi abitanti.

Nello stesso momento a Firenze esplode l’emergenza rifiuti, a causa della chiusura dell’inceneritore di San Donnino. Peccioli avanzò la proposta, all’allora Assessore Regionale all’ambiente, di ottenere i fondi per realizzare le opere di bonifica e di parziale ampliamento della discarica, da mettere a disposizione anche per risolvere l’emergenza fiorentina.

Questa decisione ebbe fin da subito un importante risvolto culturale: un nuovo approccio pragmatico/imprenditoriale alla soluzione di problemi collettivi. Tanto che in pochi mesi furono prese nuove decisioni in merito alla discarica. La proposta di ampliamento era fondamentale ma non produceva quegli effetti di scala e di cross fertilization che invece sarebbero stati possibili con un ulteriore ampliamento qualificato. Così furono effettuati nuovi lavori per consentire una produzione sufficiente di biogas , tale da giustificare la realizzazione di un impianto di cogenerazione di energia elettrica e termica e introdurre quindi un ciclo virtuoso nel sistema di smaltimento dei rifiuti.

Le scelte fatte allora si sono rivelate fondamentali e hanno consentito un salto di qualità verso tre direzioni: ottenere risorse finanziarie che hanno permesso interventi consistenti per la comunità; gestire il tema rifiuti, già allora centrale, in termini sostenibili dal punto di vista ambientale; assumere la consapevolezza, sul piano culturale, che risolvere i problemi in modo pragmatico guardando sempre in avanti può portare i suoi frutti.

Questo ha consentito tra il ‘90 e il ‘97 di intervenire su un territorio comunale che in quegli anni accusava un certo ritardo rispetto ad altri comuni toscani, aggravato dalla complessità della sua dimensione e dalla sua frammentazione. Così sono state realizzate infrastrutture, scuole, parcheggi, strade, fognature, importanti interventi nel sociale , centri di ritrovo.

Il nostro centro storico ha avuto dei grossi miglioramenti, grazie alla realizzazione di un parcheggio sotterraneo collegato al centro tramite un ascensore, che permette di rafforzare l’immagine del tipico borgo medievale toscano dotato, allo stesso tempo, di quei servizi necessari per poter vivere un centro storico come quello di Peccioli in epoca moderna.

Nel 97 si è deciso di dotare il Comune di una struttura industriale più forte, mettendo in piedi una società che gestisse l’impianto di smaltimento rifiuti: la Belvedere s.p.a. L’obiettivo era quello di avere uno strumento più snello che potesse agire e interagire più facilmente col territorio, ma soprattutto di aprire all’azionariato popolare, ovvero alla partecipazione dei cittadini alla vita societaria della Belvedere e dell’impianto, attraverso la sottoscrizione di azioni. Ampliando il concetto di democrazia partecipata anche sul piano economico, si voleva fare in modo che i cittadini potessero far valere la propria voce non solo al momento del voto elettorale, ma anche quando in un’assemblea si partecipa ad un progetto industriale

Questo sistema ha generato la consapevolezza di dover ragionare in termini di interazioni aziendali, facendo nascere così altre società oltre la Belvedere. E’ stata fondata una società finanziaria, la Finev , che originariamente aveva lo scopo di stimolare la nascita di nuove impreseoggi si sta trasformando in una SGR per mettere in campo fondi di investimento comuni come strumento di finanziamento per le iniziative pubbliche e di gestione del risparmio dei cittadini. Per tale motivo la Finev per arricchire il territorio di un tessuto imprenditoriale più vario, mentre ha recentemente rilanciato un aumento di capitale che ha consentito l’ingresso di cinque banche locali.

E’ stata presa la decisione di recuperare, attraverso l’acquisto di un fondo di 900 ettari di proprietà della Fondazione Gaslini, una parte importante del terreno comunale adiacente al centro storico fondando la società Fondi Rustici Peccioli Srl. L’acquisto, oneroso e non privo di difficoltà, è stato fatto con il pieno appoggio dei cittadini/azionisti e sul bene immobiliare sarà proposto un fondo di investimento affidato alla finanziaria locale, controllata dal comune.

Sul piano culturale, le importanti attività che il Comune di Peccioli e Belvedere hanno convinto della necessità di realizzazione di una Fondazione Peccioli per”, finanziata dal Comune, per la gestione dei musei realizzati, di quelli in via di realizzazione e delle numerose iniziative culturali. Non solo per dare un servizio ai cittadini della Valdera, ma anche per rilanciare l’immagine del nostro territorio su un panorama il più vasto possibile.

Affrontati con successo i temi di sostenibilità ambientale e forti del consenso dei cittadini sul “Sistema Peccioli”, oggi ci stiamo misurando sempre di più sulle forme di produzione energetica da fonti rinnovabili. Il progetto “Un ettaro di cielo” nasce dalla considerazione che sole e vento sono risorse di tutti e gli strumenti per trasformare queste fonti in energia elettrica debbano essere a disposizione di una pluralità di cittadini la più vasta possibile. Una forma di democrazia economica partecipata, in netta contrapposizione con l’idea che le risorse energetiche di un intero pianeta debbano essere in mano a poche persone. Un grande tema sul quale abbiamo buttato un seme e che pensiamo possa dare i suoi frutti anche su altre strategie e su altri strumenti di produzione di energia da fonti rinnovabili.

L’approccio pragmatico/imprenditoriale e la sensibilità verso l’efficienza della pubblica amministrazione hanno stimolato la riflessione anche sul campo dei servizi al cittadino. I piccoli comuni, anche a seguito di iniziative legislative nazionali, avrebbero avuto sempre maggiori difficoltà nel fornire servizi qualificati. Da qui la scelta di costituire il Parco dell’alta Valdera, un consorzio che mette insieme sei comuni della Valdera che hanno una storia condivisa con Peccioli. Lo start-up del progetto, che consente un fondamentale contenimento dei costi nell’erogazione di servizi qualificati ai cittadini, ha avuto bisogno di fondi disponibili grazie anche alle strutture del Sistema Peccioli. Si è trattato del primo esempio in toscana e il suo successo è stato tale da stimolare la Regione a legiferare in tal senso ed a pensare di rilanciare il consorzio allargandolo a 15 comuni. 

Abbiamo realizzato un vero e proprio “Sistema Peccioli”, in grado di raggiungere obiettivi per i suoi cittadini, di cui fanno parte il Comune, capo holding, la Belvedere s.p.a., la Finev, la Fondazione  “Peccioliper” e la Fondi Rustici Peccioli srl.

Oggi ci chiediamo cosa possiamo fare per dare a questo sistema la possibilità di fare un salto di qualità definitivo sia in termini di rilancio del territorio verso l’esterno (ad esempio per il turismo) sia per rendere il nostro territorio un luogo di accoglienza per chi ci percepisce come un oasi vera e propria. Come recita la nostra mission

“Siamo impegnati nel Sistema Peccioli. Vogliamo promuovere il nostro territorio nel mondo e garantire la qualità della vita dei nostri cittadini”.

Per fare ciò stiamo organizzando un incontro, che sarà la fase conclusiva di un dibattito che si svilupperà nei prossimi mesi e che coinvolgerà tutte le persone che negli anni hanno collaborato con noi o che intendano farlo in futuro.

Da questo incontro vogliamo individuare, dopo un percorso come quello nostro e dopo aver realizzato quanto è stato realizzato dal “Sistema Peccioli”, le strade per l’affermazione di un

modello di crescita che nasce e si sviluppa dal basso

e quali possano essere gli sviluppi futuri per il nostro territorio. Questo crediamo che sia non solo prioritario per noi, ma possa essere di interesse generale e costituire un modello esportabile per altre realtà.