Marco Tirelli, Senza Titolo, 2021

Marco Tirelli (Roma, 1956) a Peccioli realizza Senza titolo, una serie di elementi in ceramica che, avvicinati l’uno all’altro, formano un unico lavoro, compongono una scena in cui l’elemento chiave è la prospettiva, simbolo per eccellenza di una visione cartesiana e razionalizzante della realtà. Nel linguaggio dell’artista la prospettiva diventa una soglia che conduce l’occhio dello spettatore ad affacciarsi su una dimensione diametralmente opposta a quella rinascimentale. Lo spazio non è più illusorio e non fa da specchio al mondo, ma al contrario, diventa labirintico e inquietante. Se la prospettiva rinascimentale è un metodo di rappresentazione il cui carattere geometrico e matematico rispecchia il desiderio di racchiudere la frammentarietà delle cose in una costruzione pittorica totalizzante, quella presente nell’opera di Tirelli è la messa in discussione di tale visione filosofica. Pur utilizzando un procedimento prospettico e pur rimanendo all’interno di questa struttura simbolica, le composizioni dell’artista sconvolgono il sistema costruttivo che ha sorretto la pittura occidentale per secoli. Le linee che attraversano la superficie dell’opera di Tirelli non conducono da nessuna parte e non rimandano a nulla; sembrano avvicinarsi e poi allontanarsi, salire e scendere lungo la superficie senza mai definire una scena con certezza: “io posso solo illuminare con la mia attenzione alcuni frammenti del mondo nel tentativo di abbracciarlo nella sua totalità… l’arte è un sostituto dell’insufficienza del mondo. Per me l’arte è qualcosa che ha un carattere esemplare e che porta verso nuove visioni del mondo e allarga i confini della conoscenza. L’arte non risolve i problemi ma ci rende miglior, più analitici e rende la vita più intensa”.
Osservando le opere di Marco Tirelli percepiamo un senso di spaesamento. La critica, riferendosi alla qualità intrinseca del lavoro dell’artista, ha spesso utilizzato il termine metafisico per indicare l’atmosfera particolare dei lavori di Tirelli. Le immagini rappresentate, sia che si tratti di figure geometriche, sia che si tratti del dettaglio di una scala a chiocciola o della porzione di un muro, o di una soglia illuminata dal retro, creano disorientamento perché sfuggenti ad una facile interpretazione. Lo spazio in cui si muovono gli elementi raffigurati, per la maggior parte dei casi è invaso da un dilagante colore nero. È impenetrabile, astratto e impalpabile. Gli oggetti al suo interno sono come immobilizzati in una dimensione onirica e la loro compattezza li rende avulsi da qualsiasi contatto con il reale. L’effetto è straniante: tanto più le immagini sono fortemente concrete e potenti tanto più sembrano aspirare all’invisibile e alludere ad un altro livello di conoscenza che va oltre il reale. Solo andando oltre la superficialità delle cose e la banalità del quotidiano si scoprono muove possibilità espressive ed è possibile entrare in contatto con la nostra dimensione più profonda e vera. Le forme che abitano le opere di Tirelli sono essenziali, come sospese, e non sono vulnerabili al passaggio del tempo.
Bibliografia
Marco Tirelli, a cura di Antonella Soldaini, Comune di Peccioli, 2021

 

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